COMUNE DI LIPARI

La Statua D'Argento

Non abbiamo certezze suffragate da riscontri documentari, ma siamo persuasi che all'indomani del grande terremoto dell11 gennaio 1693, che desolò le città della Sicilia Orientale risparmiando le nostre Isole, i Liparesi espressero al Tutelare la loro riconoscenza con una molteplicità di voti. Innanzi tutto si prospettò la creazione della Confraternita di San Bartolomeo (la prima di questo nome che si ricordi); e l'idea ebbe immediata attuazione.
Credibilmente si parlò pure di una statua d'argento da venerare nella Cattedrale e da portare in processione entro il breve circuito della Città Alta e - come si costumerà in seguito, ai primi del Settecento - anche per le vie del Borgo. Ovviamente un simulacro così prezioso non poteva non esser posto che su un altare di legno ricco di intagli e di fregi dorati, e al tutto doveva darsi degna collocazione in una cappellina laterale idonea (si ricordi che la Cattedrale aveva una sola navata). Quanto alla cappellina si pensò di utilizzare, ricostruendola integralmente perché semidistrutta, quella che ricadeva nello spazio antistante all'odierno altare di S. Calogero. Considerati i tempi calamitosi, si trattava proprio di un progetto ambizioso che richiedeva molto denaro e, di conseguenza, tempi assai lunghi. Trascorsero trent'anni, finché intervenne una nuova furiosa scossa tellurica, quella del 1° di settembre del 1726, che indusse i fedeli, il vescovo e i giurati a rompere ogni indugio, cosicché nel 1728 il simulacro e l'altare erano già qui, pronti per essere sistemati. Il costo complessivo dei due manufatti fu di 750 onze, raccolte tra la popolazione. La Civica Amministrazione offrì l'avantaltare d'argento e si fece carico del restauro della cappellina erogando, previa autorizzazione del vicerè, onze 50 il 16 gennaio 1733 e altre 35 onze il 15 novembre dello stesso anno.
Orgogliosi del loro apporto e interpreti degli entusiasmi collettivi di quei giorni, vescovo e giurati, in tempi diversi, fecero murare ai lati dell'altare due epigrafi in latino che oggi si scorgono appaiate a sinistra dello stesso altare nella sua attuale collocazione.


 

Traduzione prima epigrafe

 A Dio Ottimo Massimo
 Sotto il Regno di Carlo VI Imperatore sempre Augusto, III Re delle Spagne,
 essendo Vescovo l'Ill.mo e Rev.mo Signore Fra Pietro Vincenzo Platamone,
 e Giurati Don Nicolò Antonino Rossi, Don Francesco Policastro e Don
 Gerolamo Pisano, con le volontarie contribuzioni dei liparesi tutti, a ricordo
 dei benefici costantemente ricevuti, per unanime consentimento,
 al Santo Apostolo Bartolomeo, Protettore della medesima Città,
 da prima questo simulacro d'argento e in seguito questa cappella si volle
 onorificamente erigere nell'anno 1728.


Traduzione seconda epigrafe

 
Regnando Carlo VI Imperatore, III Re delle Spagne e della Sicilia, gli Spett.
 Gentiluomini Signori Carlo Amendola, Gioacchino Carnevale ed Emanuele
 Policastro, per voto unanime dei Cittadini, con somma magnificenza cressero
 e ornarono questa Cappella: Epigramma: Esulta questa Nobile e Fedele Città
 per l'Austriaco Monarca dal quale trae il vanto del suo stemma coronato.
 Ora a Lui solo
[cioè a San Bartolomeo]
essa offre il suo amore e la sua fede
 nell'argento, mentre il cuore dei Liparesi arde nell'oro di questo legno.
 Quel che Lipari ti dona è nulla, o Bartolomeo fulgido sole.
 Tu, intanto, ogni cosa trascina a Te insieme ai nostri cuori.